Italia, in primo trimestre più occupati grazie a tempo indeterminato
Nel primo trimestre del 2016 l'occupazione in Italia sale rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, grazie sostanzialmente all'incremento dei dipendenti a tempo indeterminato, dice oggi Istat. Tra gennaio e marzo il tasso di disoccupazione è pari all'11,6%, stabile rispetto al trimestre precedente (rivisto da 11,5%) e in calo di quasi 1 punto percentuale rispetto ai primi tre mesi del 2015, con un calo tendenziale di 127.000 disoccupati di lunga durata; tra i giovani di 15-24 anni scende al 37,9% dal 38,7% (rivisto da 38,8%). Il tasso di occupazione è al 56,7%, quello di inattività al 35,7%, con il numero degli inattivi che scende sia su trimestre che su anno. L'occupazione complessiva nel primo trimestre registra su base congiunturale una lieve crescita, che riassume l'incremento dei dipendenti a tempo indeterminato (dello 0,5%, +75.000 unità), a fronte del calo del 2,4% di quelli a termine (-57.000) e della stabilità degli indipendenti. Nel raffronto con lo stesso periodo del 2015, si registra una crescita complessiva di 242.000 occupati (+1,1%) ''con un contributo decisivo dell’occupazione dipendente a tempo indeterminato (+341.000), a fronte della sostanziale stabilità di quella a termine e del calo degli indipendenti''. L’incremento è maggiore per il lavoro a tempo parziale, e aumenta in particolare per gli uomini, nelle regioni settentrionali, per gli over 50, per i laureati e per gli stranieri. Cresce poi l'utilizzo del lavoro: ''Le ore complessivamente lavorate aumentano dello 0,5% sul trimestre precedente e del 2,1% su base annua. Tale aumento coinvolge tutti i principali settori economici, ad eccezione delle costruzioni''. Per quanto riguarda il costo del lavoro, l'indice destagionalizzato per Unità di lavoro dipendente ''diminuisce in termini congiunturali dello 0,5% a fronte di una crescita nulla delle retribuzioni e di una riduzione degli oneri dell'1,6%. Su base annua si osserva una variazione negativa dell'1,5%, sintesi di una diminuzione dello 0,1% per le retribuzioni e del 5% per gli oneri'', sottolinea Istat.
